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Un film sulle persone trans* nello sport

Una riflessione sul cambiamento, la forza di volontà e il potere dei sogni

Documentario di creazione, destinato alla distribuzione internazionale.

Durata prevista: 90’

Bologna, Valentina è un’atleta transgender con una disabilità visiva. Tre anni fa ha iniziato la sua transizione farmacologica verso il genere femminile. Prima della transizione, quando correva nella categoria maschile, aveva vinto diversi titoli italiani.

Nel giugno 2021 è stata la prima atleta transgender a correre con la maglia della Nazionale italiana in una competizione internazionale, ai Campionati Paralimpici Europei di Bydgoszcz in Polonia. Il film racconta il suo sogno sportivo e la sua
battaglia contro l’indifferenza e il pregiudizio.

come nasce il progetto

Valentina incontra gli attivisti del Gruppo Trans APS quando sta quasi per smettere di correre. Non le è concesso competere con le donne, ma non può neanche condividere gli spazi maschili.

Le autorità sportive non sanno come gestire il suo problema, o si rifiutavano di affrontarlo. Ma per Valentina, atleta disabile, correre è un modo per sentirsi forte, per sentirsi a suo agio con il proprio corpo. Così nasce la decisione di fare questo film: per darle tutto l’appoggio di cui ha bisogno per continuare la sua battaglia.

un film documentario dal potenziale fortemente innovativo

Il film tocca un tema inedito sul grande schermo quello cioè della partecipazione delle persone trans* ad eventi sportivi di élite. Altrove nel mondo, e in particolar modo nel Regno Unito, l’inclusione delle donne trans fra le sportive è già un tema dibattuto, che polarizza l’opinione pubblica in fazioni che si oppongono spesso su basi più ideologiche che scientifiche. In Italia il problema è stato finora poco trattato, ma è molto sentito a livello di attivismo di base.

Le persone trans* escluse dalla pratica sportiva sono tante, almeno a giudicare da quante si rivolgono alle associazioni in cerca di risposte. La UISP – Associazione Italian Sport per tutti, che di questo progetto si è fatta sostenitrice, è stato il primo ente italiano di promozione sportiva a contemplare la presenza di persone trans* fra i suoi iscritti, tutelandole con lo strumento del tesseramento Alias.

Uno sguardo diverso sulla rappresentazione mediatica delle persone trans*

Le storie di persone trans* nei media audiovisivi finiscono solitamente per distribuirsi intorno a due poli. Uno è quello della cronaca scandalistica, che seleziona storie mirate a catturare l’attenzione morbosa del pubblico. Corollario di questa anomalia è la sofferenza: il soggetto trans* è, in queste storie, patiens per definizione, e i suoi travagli derivano dal fatto stesso di essere “diverso”. Al polo opposto ci sono narrazioni che potremmo definire “assimilazioniste”, che raccontano le transizioni di genere come fossero storie di realizzazione personale.

Ma il successo coincide immancabilmente con l’identificazione estetica totale al gusto binario: gli eroi di queste storie sono le donne trans più canonicamente femminili, gli uomini trans dalla mascolinità più rassicurante.

La speranza che muove questo film, invece, è quella di riuscire a raccontare un storia fresca, umana, commovente, senza tacere nulla della sua complessità.

 

Una protagonista, tante battaglie

Valentina è una persona disabile che corre veloce, perché ha trovato nella pratica sportiva la condizione che la fa sentire in pace. Valentina è una donna: non importa se per nascita o per scelta, la differenza in fondo non è così grande. Valentina non è un maschio fallito: aveva in mano tutti i simboli della mascolinità tradizionale (lavoro, famiglia, casa, successi sportivi), ma è stata pronta a mettere in discussione ogni cosa.

La sua non è una storia di realizzazione trans, ma la storia di un percorso personale lungo e complesso. Una storia di formazione basata su una doppia presa di coscienza: dell’essere donna, e al contempo dei limiti che la società ancora oggi impone alle donne in virtù del loro essere “sesso debole”.

Emblematico da questo punto di vista il valore-soglia delle “5 nanomoli” che abbiamo scelto come titolo del film: nel mondo dell’atletica leggera, 5 nanomoli per litro è la concentrazione limite di testosterone consentita alle atlete che intendano gareggiare nella categoria femminile. Un confine simbolico tra maschile e femminile. Un confine del tutto arbitrario e certamente inadeguato per definire i limiti di una vicenda sportiva e umana come quella di Valentina.